Il mito di Yamato Takeru, primo eroe del Giappone

La storia del primo eroe del Giappone, Yamato Takeru, non è certamente una storia facile.

Si tratta di una vita difficile, dolorosa, complicata. Parla d’amore, ma soprattutto di sacrificio. Di senso dell’onore e del rispetto, ma anche di un temperamento violento e incontrollabile.

La vita dell’eroe è divisa in due parti.

Una prima parte in cui emerge il suo carattere impetuoso e violento, ma anche con un forte senso del dovere. Una seconda parte, invece, in cui Takeru mostra la sua dedizione e la sua volontà di portare a termine le missioni affidategli, anche a costo della propria vita.

Vogliamo svelarla assieme, un po’ alla volta?

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INDICE

Le vicende di Yamato Takeru, primo eroe del Giappone

Note: Il mito che segue è liberamente tradotto dal Kojiki (nella versione tradotta da Basil Hall Chamberlain).

L’inizio della storia: Takeru uccide il fratello maggiore

L’imperatore chiese al principe Ousu (il soprannome Takeru gli venne affibbiato poi): “Perché tuo fratello maggiore non partecipa ai pasti della mattina e della sera? Insegnagli il suo dovere!”.

Comandò così, ma dopo 5 giorni, ancora il principe non si fece vedere. L’imperatore chiese nuovamente al figlio: “Perché tuo fratello maggiore attende così tanto? Forse tu non gli hai ancora ricordato i suoi obblighi?”.

Ma Ousu rispose: “Invece l’ho fatto”.

Di nuovo il sovrano chiese: “E come lo hai fatto?”.

Ousu rispose: “Di mattina presto, mentre lui si faceva strada verso il bagno, l’ho afferrato con presa salda, l’ho ucciso, e poi, fatolo a pezzi, l’ho avvolto in una stuoia e gettato via.

Takeru uccide i banditi di Kumaso

Immediatamente il sovrano, preoccupato dal temperamento coraggioso ma soprattutto feroce del figlio, gli disse: “Ad Ovest, a Kumaso, ci sono due banditi, insubordinati e irriguardosi. Sottomettili”. E con questo comando, lo spedì lontano. A quel tempo era ancora un ragazzo che acconciava i capelli a guisa di chignon sulla fronte.

La zia, Yamatohime-no-mikoto, gli concesse i suoi indumenti femminili; e dunque, con una spada nascosta nel petto, egli partì.

Yamatohime-no-mikoto è sacerdotessa del Tempio di Ise, consacrato alla dea Amaterasu.

Una volta raggiunta la casa dei due banditi, vide vicino ad essa un gruppo nutrito di guerrieri che difendeva una stanza appena costruita, discutendo di una festa di inaugurazione per la nuova costruzione.

Ousu decise di fare un giro nei dintorni, in attesa della festa.

Quando il giorno arrivò, pettinati in giù i capelli alla moda femminile, anziché all’insu, e indossati gli abiti datigli dalla zia, si recò alla festa con l’aspetto di una giovane donna.

I due banditi di Kumaso, due fratello, deliziati dalla bellezza della ragazza, lo fecero sedere tra di loro.

Quando i festeggiamenti arrivarono al culmine, Ousu tirò fuori la spada e, afferrato il fratello maggiore per il colletto, gli trafisse il petto. Il fratello minore, vista la scena, scappò.

Ousu lo rincorse, raggiungendolo ai piedi dei gradini della stanza e afferratolo da dietro, lo trafisse.

Il bandito gli disse: “Non muovere la spada: ti devo chiedere una cosa”.

Ousu fece una pausa, tenendolo saldamente fermo a terra. L’altro gli chiese chi fosse.

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Yamato Takeru uccide i bravi di Kumaso travestito da donna

Ousu rispose che era il figlio dell’imperatore che vive nel palazzo di Hishiro a Makimuku, sovrano della Terra delle Otto Isole. Disse che avendo saputo del vostro comportamento insubordinato e irriguardoso, il sovrano lo aveva mandato ad ucciderli.

Il bandito rispose: “Deve essere così. Non ci sono persone ad Ovest così coraggiose e forti come noi due. Sembra però che nella Grande Terra di Yamato vi sia qualcuno di ancora più forte. Ti darò un nuovo nome. D’ora in poi, verrai celebrato come Yamato Takeru“.

Non appena ebbe finito di parlare, il principe lo infilzò come un melone maturo e lo uccise.

Dunque, da quel giorno Ousu divenne noto come Yamato Takeru (primo eroe del Giappone).

Prima di far ritorno alla capitale, sottomise tutte le divinità delle montagne e dei fiumi.

Yamato Takeru uccide (con l’inganno) il capo di Izumo

Entrato nella terra di Izumo, desiderò uccidere il capo (bandito) locale e decise di farselo amico. In segreto, fabbricò una falsa spada in legno di quercia, e andò a purificarsi con lui nel fiume Hi.

Yamato Takeru, uscendo dall’acqua per primo e afferrando la spada che il bandito aveva prima posato, propose: “Scambiamoci le spade”.

Così, uscendo dall’acqua, il bandito prese la spada di Takeru, che subito suggerì: “Incrociamo le lame”.

Nell’atto di sguainare la spada, il bandito, però, non riuscì a sguainare la propria, in quanto era di legno. Takeru ne approfittò per ucciderlo.

Poi cantò: “Che peccato che la spada sia così bella ma non abbia una vera lama!“.

Così, avendo eliminato i banditi e avendo rappacificato le terre, tornò a corte per raccontare le vicende al Sovrano.

Yamato Takeru è mandato a sottomettere l’Est e a far visita alla zia a Ise

Di nuovo, il Sovrano comandò a suo figlio quanto segue: “Sottometti le divinità e i ribelli di dodici paesi dell’Est”. Spedì con lui Misuki-tomo-mimi-Take e gli donò una lancia di legno di leccio.

Una volta ricevuto l’ordine, Takeru partì per il tempio di Ise, dove incontrò la zia, la sacerdotessa Yamatohime-no-mikoto. Disse: “Ormai è certo che il Sovrano pensi che io debbe morire in fretta. Troppe sono infatti le imprese che mi ha fatto compiere per sedare le ribellioni dell’Ovest. Ed ora che sono tornato, senza darmi un esercito, mi rimanda a sedare le rivolte dell’Est. Per questo credo che voglia che io muoia”.

Prima che ripartisse, tra lamenti e lacrime, la Sacedotessa di Ise gli conferì la mitica spada falcia-erbe, Ama no Murakumo no Tsurugi.

Gli diede anche una borsa, raccomandandogli di aprila solo in caso di emergenza.

Ama no Murakumo no Tsurugi è detta anche Kusanagi no Tsurugi, ed è il terzo simbolo del potere imperiale. Ne parlammo in questo articolo dedicato all’esilio di Susanoo.

Takeru uccide i governatori di Sagamu

Raggiungendo la terra di Owari, entrò nella casa della Principessa Miyazu, antenata dei governatori di Owari e subitò pensò di sposarla: poi, riflettendo sul fatto che avrebbe potuto farlo una volta compiuta l’impresa, si fidanzò con lei e partì alla volta dell’Est.

Lì, sottomise tutte le divinità e i ribelli delle montagne e dei fiumi.

Quando raggiunse la terra di Sagamu, il governatore locale mentì dicendo: “Nel mezzo di questa brughiera, vi è una laguna dove vive una divinità molto violenta”.

Non appena Takeru entrò nella brughiera per vedere il dio, il governatore appiccò il fuoco.

Avendo capito l’inganno, Takeru aprì la borsa datagli dalla zia e vide che al suo interno vi era una selce. Per prima cosa falciò l’erba con la mitica spada falcia-erbe, prese la selce: appiccò un altro incendio e uccise tutti i governatori di quella terra. Quel posto ora si chiama Yakizu, “la pianura che brucia”.

La principessa Ototachibana seda la tempesta

Quando cercò di passare il braccio di mare di Hashiri-Mizu, la divinità locale scatenò una tempesta, impedendo alla nave di Takeru di procedere oltre.

La principessa Ototachibana disse: “Entrerò io in mare al posto tuo. Il figlio del sovrano deve compiere la missione che gli è stata affidata e tornare indietro per raccontarlo”.

Prima di entrare in acqua, stese sulle onde otto strati di stuoie, otto di pelli di cuoio e otto di tappeti di seta. Poi si sedette su di essi e tutto ad un tratto le altissime onde si placarono e la nave potè procedere.

Prima di gettarsi nel mare, la principessa aveva cantato un verso: “Stando nel fuoco che bruciava la pianura Sagamu, oh mio marito, voi eravate in ansia per la mia salvezza”.

7 giorni dopo, il pettine della principessa venne trovato sulla spiaggia e posato nella sua tomba.

Takeru uccide la divinità del Passo Ashigara

Una volta sottomessi gli Ainu (se ricordate, erano ritenuti popolo barbaro ed incivile, come spieghiamo qui) e rappacificato le divinità di montagne e fiumi, iniziò a far ritorno verso la capitale, ma ai piedi del Passo Ashigara dove stava consumando i suoi viveri, la divinità del passo, tramutata in bianco daino, gli sbarrò la strada.

Provando ogni tecnica per sconfiggere l’animale, riuscì a batterlo colpendolo in un occhio con uno spicchio d’aglio (che era rimasto sul piatto), che infine lo uccise.

Salendo in cima al passo, pianse tre volte e disse: “Azuma! (Moglie mia!)”. Per questo motivo, ora quella si chiama Azuma.

Yamato Takeru sposa la principessa Miyazu

(…) Avendo attraversato numerosi altri luoghi tra cui la terra di Shinanu, ed avendone sottomesso la divinità locale, tornò ad Owari, dove fece ritorno alla casa della principessa Miyazu, a lui promessa, per sposarla.

Lasciò la mitica spada a casa della principessa e partì alla volta del Monte Ibuki.

Takeru incontra la divinità del Monte Ibuki

Disse Takeru: “Prenderò la divinità della montagna a mani nude”.

Incontrò ai piedi della montagna un cinghiale bianco, di dimensione pari a quella di un toro.

Usò il kotoage per dire: “Questa creatura dalle sembianze di un cinghiale bianco deve essere il messaggero della divinità. Non la uccido ora, ma al mio ritorno“. Detto ciò, salì.

La divinità della montagna scatenò una violenta tempesta di grandine che colpì e stordì il principe (il cinghiale bianco non era un messaggero, bensì la divinità stessa! L’uso improprio del kotoage gli ha fatto perdere coscienza di se).

Tornando giù, cercò di riposare.

L’eroe si ammala e muore

Raggiunta Tagi, disse: “Sebbene mi sembri che il mio cuore possa raggiungere il cielo, le mie gambe non riescono a camminare”. Ecco perché quella zona si chiamò Tagi (lett. “strada accidentata”).

Le forze lo abbandonavano sempre più, dunque si appoggiò ad un bastone per camminare ancora un po’. Per questo motivo quel luogo venne soprannominato Tsuetsuki Zaka (lett. “il pendio da percorrere con il bastone”).

Quando l’eroe giunse sotto ad un pino a Capo Otsu, trovò che la spada era ancora lì, e disse:” Oh, il pino che sfida Owari! Se fosse una persona gli avrei dato la spada ed i miei abiti!”.

Raggiunto il villaggio di Mie disse: “I miei piedi sono deboli e sono molto stanco”.

Continuò a camminare e raggiunse Nobe, dove si ricordò della sua terra, Yamato, e le dedicò una canzone. La continuò intonando: “Che coloro i quali abbiano una bella vita, si adornino i capelli con foglie della quercia sacra del Monte Heguri (sembra fosse una sorta di preghiera per augurarsi la vitalità della pianta stessa). Ah! Si vedono sorgere nuvole provenienti dalla mia casa!”.

La canzone non venne terminata. Era infatti sempre più debole. Cantò infine: “Ah, la spada che ho lasciato a casa di Miyazu! Quella spada”. Esalò l’ultimo respiro con l’ultima sillaba.

Un messaggero informò subito il padre.

Yamato Takeru, eroe del Giappone, diventa un bianco uccello

Mogli e figli di Yamato Takeru costruirono la sua tomba e, camminando a quattro zampe tra i campi di riso attorno ad essa, cantarono: “Noi siamo come rami di Tokoro (una pianta) che strisciano qui e lì tra i campi di riso attorno alla tomba”.

In quel momento, il principe si trasformò in un uccello bianco (un pivere) e volò verso il mare. Mogli e figli lo seguirono, non curandosi del dolore che camminare sulla stoppia del bambu stava provocando loro. Cantavano: “I nostri lombi sono bloccati dalla stoppia del bambu. Non possiamo volare e dunque andiamo a piedi”.

Raggiunsero il mare ed entrarono nell’acqua salata e, soffrendo ancora, cantarono: “Entrando nel mare, i nostri corpi sono bloccati come erbe che crescono sui letti dei fiumi”.

Quando videro l’uccello bianco fermarsi sulla spiaggia, cantarono: “L’uccello non segue la spiaggia, ma vola sopra la riva rocciosa”.

Queste quattro canzoni vennero intonate in occasione dei funerali del principe Yamato Takeru, e si cantano ancora a quello dell’imperatore.

L’uccello volò via dal paese, e si fermò a Shiki, nella terra di Kafuchi (vicino ad Osaka, sembra). Costruirono dunque lì la sua tomba e vi adagiarono il corpo del principe. Per questo motivo il mausoleo è tuttora chiamato “del bianco uccello”. Tuttavia l’uccello bianco riprese il cielo e volò via.

Il valore del mito del primo eroe giapponese, Yamato Takeru

Sembra che Yamato Takeru fosse figlio dell’Imperatore Keikō (regno presunto: 71-130), la cui figura, come quella del figlio, è avvolta nella leggenda. Un personaggio storico con tale nome sembra però essere esistito (e vissuto tra il 72 e 114, ma non vi è certezza).

Le sue vicende sono state narrate sia nel Kojiki, sia nel Nihon Shoki, in formula un po’ diversa l’una dall’altra (qui abbiamo scelto di riportare la versione del Kojiki, la più antica; in quella del Nihon Shoki, padre e figlio vanno d’accordo).

Il personaggio di Takeru ha certamente la funzione di mostrare un Giappone unificato e in pace sotto la figura dell’imperatore. Non serve sottolineare, però, che l’unificazione del Giappone è avvenuta in un periodo di tempo molto più lungo (e ad opera di molti più personaggi).


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FONTI:

  • Traduzione libera di LeggiMee di brani da Kojiki: Records of Ancient Matters, tradotto da B.H. Chamberlain (pubblicato da Global Grey).

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