Il Sogno di Akinosuke

Lafcadio Hearn rese popolari moltissime storie del folklore giapponese, tra cui questa, Il Sogno di Akinosuke.

Egli fu uno scrittore, traduttore, studioso ed insegnante del mondo giapponese, vissuto nella seconda metà dell’Ottocento.

Forse ti sarai imbattuto anche tu nelle storie di Lafcadio Hearn.

Se bazzichi le librerie, le fantasiose copertine di “Storie di fantasmi del Giappone” e “Spiriti e creature del Giappone” ti avranno certamente conquistato…

Scopriamo qui la storia di Miyata Akinosuke.

Tutto ebbe inizio in una giornata molto calda…


Come puoi conoscere questa storia?

Puoi guardarla in questo video

Oppure, proseguire nella lettura!


Il racconto del Sogno di Akinosuke

Miyata Akinosuke era un gōshi che viveva in Giappone.

Gōshi (郷士) viene tradotto in italiano come “samurai di campagna”. Si tratta di samurai di ceto basso, che vivevano nelle campagne. La traduzione è assai difficile perché ogni clan aveva le sue regole e la sua gerarchia.

Nel suo giardino, vi era un antico cedro, sotto le cui fronde Akinosuke amava riposarsi nei giorni torridi.

Proprio in uno di quei giorni, mentre si perdeva tra chiacchiere e vino con altri 2 amici, si ritrovò ad essere vinto dalla sonnolenza, tanto che si addormentò.

Akinosuke sognò di vedere, proprio dal suo giardino, una maestosa processione che scendeva lentamente da una collina. Essa procedeva con sfarzo, con uomini riccamente agghindati e portantine sfarzosamente laccate.

La processione si fermò a poca distanza dall’abitazione di Akinosuke, ed un uomo d’alto rango si approciò a lui.

Dopo un profondo inchino, lo informò che il Re di Tokoyo lo richiedeva immediatamente a Palazzo.

Akinosuke, tra l’imbarazzato e lo stupefatto, non seppe cosa rispondere. Sembrava che le parole si fossero dissolte in un luogo molto lontano da lui.

Dunque salì sulla portantina che era stata preparata per lui e partì verso il Palazzo.


Akinosuke giunse alla corte del Re di Tokoyo

Il sogno condusse Akinosuke alla corte del Re di Tokoyo, dove venne aiutato a scendere dalla portantina con tutti gli onori.

Il palazzo era un tripudio di ricchezza e splendore: mai Akinosuke aveva avuto modo di ammirare cotanta bellezza.

Finalmente gli venne detto il motivo di tanta urgenza: il Re di Tokoyo desiderava che Akinosuke sposasse la sua unica figlia, quel giorno stesso.

Il matrimonio fu celebrato di lì a poco, con ogni sfarzo. Una moltitudine di ospiti era accorsa per celebrare l’evento, tutti omaggianti il Re ed il genero. La sposa apparve come una fanciulla dei cieli, con gli abiti meravigliosi come un cielo d’estate.

Pochi giorni dopo, il Re lo chiamò di nuovo a sé: lo aveva nominato governatore di Raishu, un’isola a Sud ovest del regno di Tokoyo. Il Re desiderava che Akinosuke portasse sull’isola le leggi e gli usi del regno, governando con gentilezza e saggezza.

il sogno di akinosuke leggimee giappone

Il Sogno porta Akinosuke sull’isola di Raishu

Akinosuke partì dunque con la sua sposa per l’isola, accompagnato da alcuni uomini di corte.

Governò con insolita facilità i primi anni, assistito dagli uomini del Re.

Riuscì a far prosperare l’isola e per 23 anni la sua vita fu costellata di gioie e fortune.

Fu durante il 24° anno di regno che sua moglie, che aveva dato alla luce 5 ragazzi e 2 ragazze, si ammalò e morì. Venne sepolta con tutti gli onori sulla sommità di una collina in un posto di rara bellezza, protetto da un monumento buddhista. Akinosuke, però, soffriva terribilmente.

Quando il periodo di lutto fu terminato, arrivò dal Re di Tokoyo un messaggio: non si sarebbe più dovuto preoccupare dei suoi 7 figli. Akinosuke sarebbe potuto tornare a casa propria, mentre il Re si sarebbe occupato dei propri nipoti.

Akinosuke dunque si apprestò a partire e salì sulla nave che l’avrebbe riportato indietro.

L’isola di Raishu pian piano spariva all’orizzonte, finché il sogno di Akinosuke non finì, ed egli si ritrovò sotto l’albero di cedro.

“Che strano!” esclamò Akinokuse, un po’ sbigottito.


Il risveglio di Akinosuke

“Akinosuke deve aver sognato – disse ridendo uno dei suoi amici – Cosa hai sognato di così strano?”.

Akunosuke raccontò tutto il sogno. La processione e la portantina, le nozze e l’isola.

Agli amici sembrò davvero strano, perché Akinosuke aveva chiuso gli occhi solo per pochi minuti.

D’un tratto, uno dei compagni disse: “In realtà, anche noi abbiamo visto qualcosa di strano mentre dormivi. Una piccola farfalla bianca ha svolazzato sul tuo volto per un secondo o due, per poi posarsi per terra, vicino al cedro. A quel punto, una grossissima formica è uscita da un buco, ha afferrato la farfalla e l’ha trascinata nel buco. Poco prima che ti svegliassi, la farfalla è uscita dal buco e ha di nuovo volato sopra di te. Poi è sparita”.

L’altro amico rifletté: “Forse era l’anima di Akinosuke… Ma come potrebbe spiegare il sogno?”.

Rispose il primo uomo: “Le formiche potrebbero. C’è un grosso nido sotto il cedro”.

E i 3 subito si precipitarono a vedere.

Videro che la terra era stata scavata da una prodigiosa colonia di formiche. Videro una sorta di costruzione dentro il buco, come una piccola città, e al centro di tutto, una formica grandissima, con le ali gialle e il capo nero.

Ma quello è il Re del mio sogno – esclamò Akinosuke – e la città è il Palazzo di Tokoyo! Forse potrei trovare anche l’isola…” mormorò. Allora subito cercò e cercò, finché non trovò una minuscola montagnola e, in cima, protetta da un piccolo sasso che ricordava un monumento buddhista, trovò il corpo di una femmina di formica.


C’è chi vede dei parallelismi tra le formiche e gli esseri umani. Sia le formiche sia gli uomini sono organizzati in società e vivono attivamente per il bene di tutti.

D’altro canto, però, se formiche sembrano essere interamente devote al benessere collettivo, la cosa è diversa per gli umani che a volte sembrano librarsi in volo come farfalle


Fonti:

  • sacred-texts.com
  • Dhar, N. (2020). The Dream of Akinosuke – A Jungian Interpretation. Lefcadio Hearn Journal, 2(Spring).

Immagini:

  • Dipinto del castello di Himeji, autore sconosciuto, Wikimedia Commons.

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