Il mito della nascita del Giappone nel Kojiki

Leggere il mito della nascita del Giappone attraverso le vive e potenti immagini offerteci dal Kojiki è, a tutti gli effetti, un’esperienza davvero memorabile.

Ecco perché da Jinmu, capostipite del clan Yamato, faremo un salto, dal mito alla storia, fino a Tenmu, 40° imperatore del Giappone.


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Testo aggiornato il 26/01/2022


L’imperatore Tenmu ordina la compilazione del Kojiki

L’imperatore Tenmu visse nel VII secolo d.C. e fu il primo a cui il titolo di Tennō (天皇), imperatore, spettò in vita, e non solo post mortem com’era allora consuetudine.

I suoi discendenti avrebbero poi arricchito la scena politica di molte illustri figure.

Sua nipote, nonché moglie, fu l’imperatrice Jitō che governò subito dopo la sua dipartita. L’imperatrice Kōken fu l’ultima dei suoi discendenti a sedere sul cosiddetto Trono del Crisantemo.


La vita dell’imperatrice Kōken fu travagliata ed intensa: leggila qui!


Perché parlare dell’imperatore Tenmu a proposito del Kojiki?

In effetti, l’imperatore volle consolidare la propria autorità politica, militare e religiosa, ordinando la compilazione della storia del Giappone dai suoi primordi.

C’era un fine di conoscenza, in quanto il testo si sarebbe dovuto basare sui documenti antichi raccolti negli anni dalle famiglie al potere; ma ce n’era anche un secondo.

Il futuro testo avrebbe infatti dovuto esaltare la casa degli Yamato in quanto discendenti di Amaterasu stessa.

E così nacque il Kojiki 古事記, letteralmente “vecchie cose scritte”.

Il testo venne presentato da un nobile di corte, tale Ō no Yasumaro, all’imperatrice Genmei, succeduta alla moglie di Tenmu e poi all’imperatore Monmu all’inizio dell’VIII secolo.

Si trattò di un evento assolutamente straordinario.

Di fatto, il Kojiki fu uno dei primi tentativi di mettere per iscritto la lingua locale!


Leggi qui la storia della lingua scritta giapponese.


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Pagine del Kojiki

Una curiosità? Il Kojiki venne ottenuto rielaborando, oltre alle fonti ufficiali, i racconti antichi memorizzati da Arie, un cortigiano che era stato in grado di leggere i testi cinesi e poi raccontarli in giapponese.


La nascita del Giappone nel Kojiki: il mito di Izanami e Izanagi

Il Giappone, separato dal resto del mondo anche secondo la mitologia, nacque grazie al potere generativo delle divinità.

Queste, ormai giunte alla settima generazione, ordinarono a Izanami e Izanagi, fratello e sorella, di consolidare le terre con l’aiuto di una lancia. A quel tempo, infatti, le terre vagavano in una sorta di brodo primordiale.

I due dèi immersero la lancia nel fango e poi la ritrassero. Le poche gocce che ne scesero formarono Onogoro, la prima isola.


awaji ponte di akashi
Vi sono tante teorie su quale isola possa essere Onogoro. Qualcuno dice Awaji, l’isola collegata a Kobe dal ponte più lungo del mondo (3.911 metri). In realtà, si tratta solo di un’ipotesi.

Izanami e Izanami si stabilirono sull’Isola di Onogoro e celebrarono le nozze. A quel punto, generarono molte terre che non erano altro che le isole che formano l’arcipelago del Giappone.

Nel dare alla luce la divinità del fuoco, però, Izanami morì, letteralmente bruciata dal figlio.


Izanagi scende agli Inferi

Pur di riavere la sua amata sposa, Izanagi scese nelle terre di Yomi, gli Inferi.

La trovò anche se, così avvolta nelle tenebre, non riuscì a vederla appieno. La convinse a tornare sulla terra, nonostante lei lo avesse ammonito che era ormai troppo tardi: aveva già consumato il cibo dei morti.

Izanagi, però, non sentì ragioni. Nonostante il divieto, la volle con sè.

La volle vedere e, accendendo del fuoco, finalmente la guardò. Ma fu orrore quello che vide.


“Izanami ospitava nel capo bagliori, nel petto vampe, nel ventre braci, nel sesso tizzoni, nella mano sinistra scintille, nella destra lava, nel piede sinistro fulmini, nel destro balugini“.

Tratto dal Kojiki, Un racconto di Antichi Eventi.


Izanagi abbandonò quello che restava dell’amata sposa e riuscì a sfuggire al suo furioso inseguimento fino alle porte di Yomi, che egli sigillò con una grossa roccia.

Salvo, immediatamente si recò a purificarsi. Ogni vestito e ornamento che tolse, generò un nuovo dio.

  • Amaterasu (l’incarnazione del Sole) nacque dall’occhio sinistro;
  • Tsukuyomi (l’incarnazione della Luna) dall’occhio destro;
  • Susanoo (l’incarnazione del Vento e della Tempesta) dal naso.

La disputa tra Amaterasu e Susanoo

Izanagi stabilì che il mondo venisse diviso fra loro, come segue:

  • Ad Amaterasu andò il Cielo,
  • A Tsukiyomi la notte e la Luna,
  • A Susanoo i mari.

Si racconta anche che ad Amaterasu, Izanagi diede anche i gioielli ricurvi (magatama), ovvero il primo dei tre simboli del potere imperiale donati a Jinmu, primo imperatore del Giappone (ne parliamo qui).


Susanoo, dio dal temperamento collerico e ribelle, piuttosto infido e ubriacone, mal accettò la suddivisione delle terre impostagli dal padre.

Una dopo l’altra, Susanoo si macchiò di orrende malefatte contro gli dèi: abbatté gli argini dei campi di riso, aprì le chiuse, colmò i canali di irrigazione.

Amaterasu fuggì adirata e si nascose nella grotta di Iwayado. Poiché l’incarnazione del sole si era celata alla vista, il mondo precipitò nell’oscurità e a nulla valsero gli interventi di tutti gli déi per farla uscire.


Amaterasu e Amenouzume: l’inganno dello specchio

Solo quando la divinità dell’ilarità, Amenouzume, pose uno specchio di bronzo davanti all’ingresso della grotta ed inizio una sconcia danza, tutti i presenti scoppiarono in fragorose risate.

Incuriosita dal chiasso, Amaterasu uscì dalla grotta e vide la propria immagine riflessa nello specchio. Pensò subito di essere stata sostituita da un’altra dea del sole ma, capito l’equivoco, si unì anche lei alle risa dei presenti.


Lo specchio di bronzo (mitami) utilizzato da Amenouzume è proprio il secondo dei tre simboli del potere regale. Si dice sia conservato nel Santuario di Ise. Solo nel Ciclo di Izumo verrà presentato il terzo, ed ultimo, oggetto.


Susanoo naturalmente venne punito e bandito e da lì il mito sulla nascita del Giappone continua nel Kojiki.

Le storie successive fanno parte del cosiddetto “ciclo di Izumo“, che narreranno le sue mille peripezie e prove di inimmagimabile difficoltà che da violento e vendicativo lo renderanno benevolo e mansueto, ma… questa è un’altra storia.


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FONTI:


FOTO:

  • Pagine del Kojiki di しんぎんぐきゃっと, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
  • Il ponte di Akashi: Tysto, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

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