La leggenda del matrimonio delle volpi di Kudamatsu

Nella periferia meridionale della grande isola di Honshu, si trova una cittadina che ogni anno, da più di 50 anni propone un festival assai particolare, dedicato al matrimonio delle volpi.

Ci troviamo a Kudamatsu, nella prefettura di Yamaguchi, una cittadina di poco più di 50.000 persone e assai recente o, almeno, recente quasi quanto il festival che propone dal 1950.

Ad oggi Kudamatsu non è un luogo che abbia grandi velleità turistiche ma, ogni anno il 3 Novembre, la città cambia volto e mette in scena il “matrimonio delle volpi“.

Siete curiosi di sapere di che cosa si tratti e perché le volpi siano così interessanti nella cultura giapponese? In quest’articolo, inizieremo a dare voce a tutte queste curiosità e, sì, inizieremo soltanto, perché l’argomento è così vasto che un libro non basterebbe!


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La processione del kitsune no komeiri

Nel frattempo…

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A piccoli passi tra le volpi del folklore giapponese

Le volpi sono tra gli animali più interessanti del folklore giapponese, su questo non vi è dubbio.

Tradizionalmente se ne distinguono di 2 tipologie:

  • le volpi zenko: sono spesso associate al culto di Inari che vedremo tra poche righe. Sono volpi benevole e portatrici di buona sorte.
  • le volpi yuko: sono le più dispettose, maliziose, ancorché malvagie.

In realtà, ci sono numerose altre suddivisioni, ma ciò che è importante sapere è che le volpi del folklore sono ritenute delle entità spirituali, non particolamente diverse, però, nella sostanza dalle “normali” volpi. Qualunque volpe, infatti, se longeva, può acquisire abilità che, come scopriremo tra poco, hanno a che fare con il mondo soprannaturale.

Si dice infatti che le volpi siano un collegamento tra due mondi: quello della realtà di tutti i giorni, e quello al di là…

Tradizionalmente, si riesce a discernere la forza di una volpe dal numero delle sue code, da 1 a 9, anche queste in crescita nel corso dei numerosi anni di vita.

Raggiunti i 1000 anni e le famose 9 code (ne guadagna una ogni 100 anni), il manto della volpe si tinge di bianco o d’oro e, dunque, la volpe, ormai potentissima, può ascendere ai cieli.


La storia millenaria del culto della volpe

Le volpi compaiono nei racconti e nelle leggendi da secoli, se non millenni, e il loro stesso nome giapponese, kitsune (), sembra volerne far intendere il legame tra uomini e felini: kitsu rappresenta il guaito della volpe, mentre ne pare sia un suffisso affettuoso (anche se non vi è certezza).

Si ritiene che la loro presenza nei racconti del folkore sia dovuta a riti legati al mondo dell’agricoltura, dell’astronomia e della stagionalità ereditati da popoli Altaici o del Nord della Cina. Pare infatti siano stati proprio loro ad aver portato in Giappone la cultura dei cereali, in particolare miglio e riso.

Con l’adozione del calendario gregoriano, moltissimi eventi legati ai miti delle volpi si sono perduti nel tempo, ma ne restano alcuni frammenti legati al ciclo delle stagioni.

Nella prefettura di Fukushima, ad esempio, si racconta che se durante la decima notte del decimo mese del calendario lunisolare una persona indossi sul capo un suribachi (tradizionale mortaio in ceramica) e si leghi in vita un pestello di legno, stando sotto le fronde di un particolare pruno, possa finalmente scorgere un matrimonio tra volpi

Ma cosa siano le nozze delle volpi… Lo scoprirai più avanti!


I poteri soprannaturali delle volpi

Nell’immaginario europeo, le volpi sono esseri intelligenti, ma soprattutto furbi e sagaci, spesso ingannatrici.

Il folklore giapponese, grazie alla loro figura filiforme e alla coda folta ed aggraziata, agli occhi luminosi e alle loro abitudini notturne, le dota di poteri soprannaturali e di una vita lunghissima.

Soprattutto, le volpi sono dei mutaforma, in grado di trasformarsi in esseri umani, talvolta anche oggetti, a loro piacimento.

Questa loro straordinaria abilità ha dato origine alla credenza, come in Europa, che le volpi possano ingannare l’uomo, e numerose sono le storie di kitsune-tsuki, ovvero di “possessione da parte di una volpe”.

Si tratta di eventi terribili che marchiano non soltanto la persona posseduta, ma anche la sua famiglia. Si pensi che, in passato, le persone ritenute possedute dalle volpi non potevano nemmeno sposarsi, se non con altre persone intrappolate nello stesso maleficio…

La storia di quest’articolo, il matrimonio delle volpi di Kudamatsu, però, non ha a che vedere con questa caratteristica delle volpi…

La volpe di Inari

Si ritiene che le volpi siano l’incarnazione dello spirito del riso, fondamentale nella cultura giapponese, e che quindi, per estensione, siano il simbolo anche della fertilità e della buona sorte.

La loro coda dorata e l’abitudine a vivere vicino ai campi coltivati ha senz’altro favorito la credenza che le volpi siano messaggere di Uka-no-mitama, divinità dell’agricoltura e dei cereali, o addirittura sua stessa personificazione, e siano venerate nei più di 30.000 santuari dedicati a Inari.

In realtà, Inari è spesso riconosciuta come una divinità agenere oppure come un collettivo di più divinità (3 nel periodo Kamakura, ora sono 5). Essa è strettamente connessa al suo messaggero, kitsune, ovvero la volpe, così tanto da venire spesso con essa identificata.

Il Fushimi Inari Taisha di Kyoto (伏見稲荷大社) è il santuario-madre di tutti i Fushimi Inari sparsi per il Giappone. È dedicato ad Inari, divinità del riso ma anche del commercio, spesso associata a Uka-no-mitama-no-kami, divinità del cibo. Nel Kojiki è divinità figlia di Susano-o, mentre nel Nihonji di Izanami e Izanagi.

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Particolari del Fushimi Inari Taisha di Kyoto (in un raro momento di tranquillità)

Il legame con la natura ed il kitsune no komeiri, ovvero il matrimonio delle volpi

Nelle notti buie e silenziose, in luoghi nascosti, si possono avvistare file di lanterne e torce che si allungano in una catena ininterrotta di più di 2 miglia. È un evento raro, ma non ci si può sbagliare.
Si può spesso vedere a Kanbara (Shizuoka) e si dice che in notti così giovani volpi vengano a reclamare i propri compagni


Echigo Naruse (越後名寄; Encyclopedia of Echigo) – trad. libera dall’inglese

In molte località del Giappone (eccetto in Hokkaido), si racconta la storia del kitsune no komeiri, il matrimonio delle volpi.

Questa affascinante credenza è legata alla natura e, in alcuni luoghi del Giappone, ad un curioso fenomeno meteorologico che senz’altro è capitato a ognuno di noi di osservare.

Si tratta della pioggia a ciel sereno e, almeno in Italia, ha una connotazione positiva e poetica.

In Giappone, invece, il malcapitato che non si trovi al riparo da questa strana pioggia e riesca a vedere il kitsune no komeiri, si dice scompaia per sempre…

Andiamo però per gradi.

Komeiri (嫁入り) significa letteralmente “l’ingresso della sposa”, sottintendendo l’ingresso nella nuova casa e famiglia: per estensione, con questa parola si intende proprio il matrimonio.

Nel periodo Muromachi (1392-1573), in effetti, i matrimoni si tenevano di notte e la sposa era accompagnata nella nuova casa da una processione di lanterne. Questa cerimonia era chiamata Konrei Gyouretsu (婚礼行列, processione nuziale). Negli anni successivi, e sino al periodo Meiji/Showa, quando si iniziò a celebrare i matrimoni in modo diverso, la processione nuziale si iniziò a tenere invece di giorno.

Proprio da quest’usanza prende origine la credenza del matrimonio delle volpi. Le kitsune infatti sembrano avanzare in processione nella notte, confuse tra fatui bagliori che sembrano luci di lanterne.

Avvistare luci tra le nubi confuse della sera può dunque far intendere che ivi sia in corso una processione nuziale. Oppure, si tratta dell’inganno di una volpe?

CURIOSITÀ: Nella prima scena del film di Akira Kurosawa Yume (夢, Sogni), si racconta di una madre che raccomanda al figlio di non uscire di casa. Fuori infatti splende il sole mentre piove e, si sa, questo è il tempo preferito dalle volpi per il loro matrimonio. Il bimbo però disobbedisce e si inoltra nel bosco dove assiste al kitsune no komeiri. Le volpi si accorgono di essere osservate e, quando il bambino torna a casa, la madre gli porge un pugnale: se non riuscirà a farsi perdonare dalle volpi dovrà uccidersi. Il bambino dunque parte verso la base dell’arcobaleno, dove si dice abitino le volpi, e…


A seconda della zona, il matrimonio delle volpi cambia aspetto…

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Il Kitsune no Komeiri di Hokusai

Il matrimonio delle volpi assume caratteristiche, e nomi, differenti a seconda dell’area del Giappone.

Nell’area di Nanbu, nella prefettura di Aomori (Nord dell’Honshu), ad esempio, si parla di kitsune no yometori (狐の嫁取り, dove yometori significa letteralmente “prendere la sposa”, ovvero quella fase del matrimonio in cui la sposa lascia la casa paterna per andare in quella del marito).

Nella prefettura di Kanagawa (vicina a Tokyo) e Tokushima (nel Nord dello Shikoku), invece, il legame con la pioggia è più sentito.

Il matrimonio delle volpi, infatti, qui è chiamato kitsune ame (狐雨, letteralmente “la pioggia delle volpi”). A Tokushima viene chiamato anche Kitsune no Soushiki (狐の葬儀, letteralmente “il funerale delle volpi“) ed è cattivo presagio.


Ci sono luoghi del Giappone in cui il kitsune no komeiri avviene con diverse condizioni atmosferiche.

Ecco che nella prefettura di Kumamoto (nel Kyushu), il matrimonio delle volpi avviene quando si avvista un arcobaleno e nella prefettura di Aichi (isola di Honshu), invece, quando scende la neve tonda (in tedesco graupel), ovvero quella particolare neve a piccoli granelli che, quando giunge al suolo, rimbalza.

E nella città di Kudamatsu che abbiamo citato all’inizio dell’articolo? Cosa succede?


La leggenda della bianca volpe di Kudamatsu

Quando la pioggia cade da un cielo blu, nell’ora del Cavallo (tra mezzogiorno e l’una), la Grande Volpe prende moglie.

Masaoka Shiki – libera traduzione dall’inglese.

Si racconta a Kudamatsu che tempo addietro un sacerdote del tempio buddhista di Hosho, Hanaoka, avesse perso il proprio mālā (una sorta di rosario) nel bosco.

Quella notte, due volpi andarono a trovarlo nel dormiveglia. Stavano sotto le fronte di una vecchia betulla e gli dissero:

“Noi siamo i compagni della volpe bianca della foresta di Shiamuga. Ti abbiamo riportato il tuo mālā. Porta i nostri corpi al tempio ed onoraci. Noi, in cambio, proteggeremo i fedeli del tempio e ci assicureremo che la mala sorte non venga più a trovare il tuo villaggio“.

Nell’udire queste parole, il sacerdote si svegliò di soprassalto e trovò il rosario proprio accanto al cuscino.

Subito, seguendo le istruzioni delle volpi, si inoltrò nella foresta, diretto all’antico albero di betulla.

Proprio lì, al di sotto delle sue fronde, trovò i corpi delle due volpi. Li prese e li portò con sé nel tempio, dove li seppellì alla maniera degli uomini ed officiò una cerimonia in loro onore.

Da quel giorno, il tempio di Hosho divenne luogo delle cose perdute, un po’ come per noi i luoghi di Sant’Antonio.


Il festival del matrimonio delle volpi di Kudamatsu: lo Inaho Matsuri

3 mila, forse 5 mila persone partecipano ogni anno allo Inaho Matsuri.

Un festival piuttosto recente se paragonato ad altri (si pensi al Gion Matsuri a Kyoto, per esempio), nonostante la leggenda delle volpe bianca sia più antica, probabilmente risalente al periodo Edo.

Si pensa sia stato introdotto subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel 1950, per cercare di preservare una delle tradizioni del Giappone antico, che si stavano ormai perdendo.

A dare vita al festival, la processione delle due volpi, spose per le vie di Hanaoka. Le persone che prendono parte alla parata sono anch’esse, come i due sposi, truccati e vestiti a guisa di volpe. Kimono sgargianti e maschere, danze e carri rendono il festival una sorta di matrimonio cittadino.

Nessuno conosce l’identità degli sposi, anzi, è severamente vietato indagare. Solitamente sono studenti, spesso coppie, in modo da sottolineare che il matrimonio delle volpi è benedetto dalla buona sorte.

Dopo la parata, segue il tradizionale rito del san-san-kudo, ovvero il momento in cui gli sposi bevono a turno e per 3 volte 3 tazze di sake. La tazza più grande rappresenta il futuro, la media il presente, e la piccola il passato.

Come narra la leggenda, molte persone partecipano a questo festival per ricevere buona sorte e prosperità negli affari (ricordate che Inari è la divinità protettrice del commercio?).

Affascinante, non trovate?


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FONTI:

  • Tosolini, Tiziano (2014). Dizionario di Shintoismo. Asian Study Center, Osaka;
  • , Wiktionary (pagina consultata il 11/11/2021);
  • Kitsune, Wikipedia (pagina consultata il 11/11/2021);
  • Japanese Wedding in the Edo Period, The MET (articolo consultato il 11/11/2021);
  • Kitsune no Komeiri, Hyaku Monogatari (articolo consultato il 12/11/2021);

IMMAGINI:

  1. Yamaguchi travel guide
  2. Pixabay (user: WiseTraveller).
  3. Wikimedia Commons (Katsushika Hokusai).

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