Izanami e Izanagi, lo yin e lo yang nel mito della creazione

Perché nel mito della creazione, Izanami non può rivolgersi per prima ad Izanagi?

Ogni volta che si legge il racconto del mito della creazione del Giappone, la domanda sorge spontanea.

I due sposi, per alcuni fratello e sorella, assieme riescono a dare vita al Giappone, ma il loro rito nuziale desta non poche domande.

Le implicazioni del loro mito sono tantissime. Una dinastia imperiale che vuole dichiararsi discendente dagli dèi, ad esempio. Oppure un mito che vuole rivendicare origini celesti solo per il Giappone (il resto del mondo, in effetti, non compare minimamente)…

Più si legge questo mito, all’apparenza semplicissimo, più sono le riflessioni e le domande che affiorano.


izanami e izanagi meoto iwa leggimee
Meoto Iwa, le Rocce Marito e Moglie, si trovano nel sud di Tokyo. Secondo la tradizione shintoista, rappresentano Izanami e Izanagi.

Il rito nuziale di Izanami e Izanagi: primo esempio di superiorità del genere maschile?

Nel Kojiki si racconta dell’unione tra Izanami e Izanagi, moglie e marito (per alcuni, invece, sorella e fratello).

Essi, incaricati dai cieli, devono creare le terre che saranno poi note come Giappone.


Puoi leggere il mito della creazione qui


Il rito nuziale è assai semplice, per come descritto nel Kojiki, e mette in risalto due particolarità.

  1. La divinità femminile ha un corpo che pecca di completezza, al contrario di quello maschile.

Infatti, quando Izanagi chiede alla moglie come sia il suo corpo, ella risponde:

“Sarebbe perfetto. Se solo non avesse una parte incompiuta(1.)

  1. La colpa della nascita di un figlio deforme (Ebisu, senza ossa) è unicamente di Izanami, la moglie: essa infatti ha parlato per prima.

Celebrando il rito nuziale attorno alla colonna poggiata sulla prima isola creata, infatti, Izanami dice per prima: “Che bel ragazzo“, prima che suo marito dica: “Che bella ragazza“.

Egli le rimproverò di aver parlato, lei femmina, per prima (2.)

Subito dopo, il figlio che verrà generato sarà deforme. Ci riproveranno nuovamente, ma l’isola generata sarà nuovamente flaccida. Né il figlio Ebisu, abbandonato alla corrente del mare, né l’isola verranno riconosciuti come figli.

La colpa di quanto accaduto, come diranno poi gli dèi, cui i due sposi chiedono aiuto, è unicamente della divinità femminile: ella ha osato parlare prima dell’uomo.

Almeno, normalmente il mito viene letto in questi termini: la donna è un essere inferiore e portatore della colpa, sin dall’alba dei tempi.

Ci potrebbe, però, essere un punto di vista differente con il quale leggere queste prime pagine del mito?



Il mito della creazione del Giappone, ma anche del gender: Yin e Yang

izanami e izanagi, lo yin e lo yang leggimee

Di primo acchito potrebbe sembrare così: il primo libro della storia giapponese, il Kojiki, insegna che le donne devono essere sottomesse al loro uomo.

Forse, però, è necessario ampliare il proprio punto di vista e riflettere sulla costruzione del genere nell’intero sud-est asiatico.

In effetti, se nel Kojiki la storia di Izanami e Izanagi è declinata come abbiamo raccontato pocanzi, nel Nihon Shoki, la leggenda assume connotazioni diverse.


Il Nihon Shoki, o Nihonji (tradotto come “Le Cronache del Giappone“) è un libro che risale al 720, circa 8 anni dopo il Kojiki.
Tratta grossomodo le tematiche del Kojiki, iniziando dal mito della creazione. Dà però più rilievo alle vicissitudini dei vari regni, da quello di Jinmu a quello di Jitō.


Ecco le differenze con il Kojiki:

  1. Sebbene la moglie parli per prima e il marito la rimproveri, non sembra ci siano conseguenze nell’immediato. La creazione di Ebisu, essere senza ossa, avviene senza motivi apparenti o, comunque, slegati dal rito nuziale. La colpa, dunque, non sembra ricadere su Izanami.
  2. I corpi non vengono descritti come manchevoli o eccedenti di qualcosa: sono semplicemente la fonte di ciò che è femminile e la fonte di ciò che è maschile.

In effetti, Izanami e Izanagi sono descritti come gli archetipi della donna e dell’uomo, lo yin e lo yang.

Diventa fondamentale l’unione di mascolinità e femminilità nel Nihon Shoki, cosa che non è neppure accennata nel Kojiki.

Il rito nuziale viene descritto semplicemente come: “L’uomo e la donna diventano marito e moglie (3).

La fonte di questo modo di pensare è chiaramente cinese.

La donna (yin) è la parte oscura, arrendevole e distruttiva.L’uomo (yang) rappresenta invece la parte luminosa, forte e costruttiva.

Sebbene yin e yang non siano associabili soltanto alla parte femminile e maschile di un individuo e sebbene ogni genere possa essere considerato yin o yang in un determinato contesto, l’associazione con i due generi è indubbia.

Secondo un testo taoista, il Taipingjing, “il maschile ed il femminile sono l’origine dello yin e dello yang(4).

Non solo nel rito nuziale, ma anche nella morte di Izanami, si osserva questo dualismo, tra Yin e Yang: vediamo come.


La morte di Izanami: il confronto tra Yin e Yang

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Yomotsu Hirasaka, il confine tra mondo dei vivi e mondo dei morti, secondo la tradizione shintoista. Si trova nella prefettura di Shimane ed è il luogo che Izanagi sigillò sfuggendo da Izanami.

Quando Izanami dà alla luce Kagutsuchi, divinità del fuoco, il suo corpo non regge ed ella muore per le ustioni.

Nell’agonia della morte, però, il suo corpo continua a generare vita.

Dai suoi fluidi corporei nascono infatti le divinità del suolo (Haniyasu), dell’acqua (Mitsuhanome), delle coltivazioni (Wakomusuhi e Toyouke), del metallo (Kanayama).

Izanagi, pure, nel piangere l’amata sposa, genera delle creature.

La forza creatrice, però, al contempo porta distruzione quando il dio segue sua moglie nella Terra dalle Acque Ocra (Yomi), ovvero l’Aldilà.


Il viaggio di Izanagi nella Terra dalle Acque Ocra

L’oltretomba descritto nel Kojiki e nel Nihonji riprende un concetto cinese. La parte di spirito yin andrà nella Terra di Omi; la parte yang salirà invece nei cieli.

Izanagi trova finalmente l’amata sposa che, però, ha già mangiato il cibo di Yomi e non può dunque tornare indietro.

Le viene concesso di tornare, a patto che il marito non la guardi.

Egli però, vinto dalla curiosità, non resiste e la vede. Vede qualcosa che non si sarebbe mai immaginato, un corpo in fiamme, segnato dalla morte.

Izanagi, disgustato e spaventato, dopo una folle corsa negli inferi, riesce a fuggire. Egli sigilla per sempre l’Oltretomba e, subito, va a purificarsi nell’acqua.

Dunque, da un lato il corpo impuro e contaminato (yin) di Izanami, e dall’altro Izanagi, che si purifica e allontana la morte (yang).

Il mito poi continua, con Izanagi che, lavandosi, genera Amaterasu, Tsukiyomi e Susanoo.

Dunque, di nuovo: Izanami che rappresenta la devastazione della natura e la decadenza del corpo, mentre Izanagi crea gli dèi capostipiti della stirpe imperiale.

Un’osservazione da prendere con cautela, comunque, perché nel Nihon Shoki, sono proprio Izanami e Izanagi a creare assieme la triade che darà origine alla stirpe di imperatori, prima della morte di lei.


Considerazioni sullo Yin e Yang nel mito di Izanami e Izanagi

Probabilmente leggere il mito della creazione del Giappone in chiave dualistica non ne racconta ogni sfaccettatura.

Come spesso accade, non è nella divisione netta che si trovano risposte.

Probabilmente il mito di Izanagi e Izanagi vuole insegnare che è nel bilanciamento tra le due forze, Yin e Yang, che si trova la soluzione.

Soltanto tenendo a bada lo Yin, anche lo Yang può esistere. Lasciando senza freni lo Yin, il risultato sarà decadimento, orrore, morte.

Il bilanciamento si otterrà con uno Yin più remissivo, ed uno Yang più forte.

Insomma, solo facendo in modo che Izanami parli per seconda, il rito nuziale tra Yin e Yang potrà davvero dare i suoi frutti.

Che cosa ne pensi di questo punto di vista? Parliamone nei commenti!


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IMMAGINI:

  • Meoto Iwa: Emilinho~enwiki, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.
  • Rappresentazione di Yin e Yang: Gregory Maxwell, Public domain, via Wikimedia Commons.
  • Yomotsu Hirasaka: ChiefHira, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

CITAZIONI

  1. Villani, P. (2011). In Kojiki: Un racconto di Antichi Eventi. Venezia: Marsilio (pp. 36-37).
  2. Villani, P. (2011). In Kojiki: Un racconto di Antichi Eventi. Venezia: Marsilio (pp. 36-37).
  3. Ambros, B. (2015). Ancient Japanese Mithology: Female Divinities and Immortals. In Women in Japanese religions (p. 27). New York: New York University Press.
  4. Shen, L. e D’Ambrosio, P., Gender in Chinese Philosophy, Internet Encyclopedia of Philosophy.

FONTI:

  • Villani, P. (2011). In Kojiki: Un racconto di Antichi Eventi. Venezia: Marsilio (pp. 36-42).
  • Shen, L. e D’Ambrosio, P., Gender in Chinese Philosophy, Internet Encyclopedia of Philosophy.
  • Ambros, B. (2015). Ancient Japanese Mithology: Female Divinities and Immortals. In Women in Japanese religions (pp. 23-30). New York: New York University Press.

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