I nomi dei mesi in giapponese tra tradizione e modernità

Tra tutte le difficoltà che impone lo studio della lingua giapponese, certamente imparare i nomi dei mesi non è una di quelle. Ma se vi dicessi che i nomi utilizzati attualmente non sono gli stessi del passato?

Ve lo prometto. Anche questa volta sarà un viaggio tra tradizione, storia e modernità.

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Una premessa: il calendario lunisolare giapponese

In alcuni articoli di LeggiMee, abbiamo citato il calendario lunisolare giapponese, che rimase in vigore fino al 1973, anno in cui venne introdotto il calendario gregoriano, tuttora in uso.

La storia a partire dall’introduzione dalla Cina

Il calendario Senmei Reki o Senmyō-reki

Come per molti altri Paesi del Sud-Est asiastico, il calendario lunisolare venne introdotto anche in Giappone dalla Cina intorno alla metà del VI secolo. Nonostante l’origine sia condivisa, però, i Giapponesi anziché introdurre le diverse forme di periodizzazione cinese (ve ne era più d’una) come fecero altri Paesi, le adattarono e modificarono nel tempo a seconda della propria convenienza.

Il calendario lunisolare cinese di base suddivideva anni, mesi e giorni secondo i fenomeni astronomici. Nonostante in Cina esso non sia più utilizzato, perché anche lì ora vige il calendario gregoriano, le feste tradizionali, come quella dell’Anno Nuovo, o quella delle Lanterne, lo seguono ancora. È inoltre consuetudine scegliere per particolari occasioni, come matrimoni e funerali, traslochi e assunzioni, date cui il calendario abbia attribuito un nome di buon auspicio (si veda il paragrafo sui giorni Rokuyō).

Tornando alla storia del Giappone, gli scambi culturali e di conteggio di mesi ed anni continuarono fino al IX secolo, quando i contatti tra i due Paesi si interruppero ed in Giappone si continuò a contare i giorni secondo l’ultimo calendario introdotto, il Xuanming (宣明历), chiamato in giapponese Senmyō-reki o Senmei-reki).

Introduzione del calendario Jōkyō nel periodo dello shogunato

Fu nel periodo dello shogunato (il periodo del Giappone feudale dal 1603 al 1868), che le cose cambiarono.

Infatti, su ordine del governo feudale (e quindi non dell’imperatore!), l’astronomo Shibukawa Shunkai fu incaricato di mettere mano al calendario lunisolare cinese, che presentava diverse carenze (diverse erano state le occasioni in cui era stato necessario accorciare mesi e saltare da un anno all’altro).

L’astronomo riuscì nella compilazione di un nuovo calendario, il calendario Jōkyō (貞享, lett. “perseguire la rettitudine”) che venne ufficialmente adottato nel 1684.

Fu un momento di tale importanza che sancì in definitiva l’importanza del potere shogunale su quello imperiale (che non ebbe voce in capitolo sull’adozione del nuovo calendario). Per l’occasione, venne proclamato l’inizio di una nuova era, l’era Jōkyō, appunto, che durò fino al 1688 (per saperne di più sulla suddivisione delle ere giapponesi e sul sistema nengō, si faccia riferimento a quest’articolo).

Anche il calendario Jōkyō era un calendario lunisolare.

 calendario Jōkyō mesi in giapponese leggimee
1. Il calendario Jōkyō

La fine dello shogunato e l’introduzione del calendario gregoriano

Con al fine dello shogunato ed il ritorno del potere alla casata imperiale (Restaurazione Meiji), in un’ottica di modernizzazione venne abbandonato il calendario lunisolare utilizzato per secoli ed adottato quello gregoriano.

Fu un momento di grande shock culturale. Per decenni i Giapponesi continuarono ad utilizzare i due calendari in contemporanea, in quanto si sentivano maggiormente rappresentati da un calendario che con loro seguisse il ciclo della natura e delle stagioni. Moltissime delle feste che costellano l’anno del Paese del Sol Levante, inoltre, sono proprio stabilite in base alla cadenze del calendario lunare, come quella del Tanabata (di cui parliamo qui).

Si noti che fu quello il momento in cui venne anche stabilito il principio issei ichigen (一世一元), secondo cui un’era deve corrispondere esattamente al regno di un imperatore.


I nomi dei mesi in giapponese tra tradizione e modernità

Inizialmente, la denominazione dei mesi dell’anno non seguiva quella del calendario cinese (mese 1, mese 2, ecc), come adesso, bensì ne seguiva una propria.

Osserviamo i nomi dei diversi mesi dell’anno nella tabella che segue, ricordando che i mesi lunari non coincidono esattamente per durata, inizio e fine, con quelli del calendario gregoriano.

Mese dell’anno
in italiano
Mese dell’anno
in giapponese moderno
Nome tradizionale
Gennaio一月
ichigatsu
(=mese 1)
睦月
mutsuki
(=mese dell’armonia)
Febbraio二月
nigatsu
(=mese 2)
如月
kisaragi
(=mese del cambio d’abito?)
Marzo三月
sangatsu
(=mese 3)
弥生
yayoi
(=mese in cui l’erba cresce folta)
Aprile四月
shigatsu
(=mese 4)
卯月
utzuki
(=mese della Deutzia, un particolare fiore)
Maggio五月
gogatsu
(=mese 5)
皐月
satsuki
(=mese dei germogli di riso)
Giugno六月
rokugatsu
(=mese 6)
水無月
minadzuki
(=mese dell’acqua)
Luglio七月
shichigatsu o nanagatsu
(=mese 7)
文月
fumidzuki
(=il mese delle lettere)
Agosto八月
hachigatsu
(=mese 8)
葉月
hadzuki
(=il mese delle foglie)
Settembre九月
kugatsu
(=mese 9)
長月
nagatsuki
(=il lungo mese)
Ottobre十月
juugatsu
(=mese 10)
神無月
kannadzuki
(=il mese senza divinità)
Novembre十一月
juuichigatsu
(=mese 11)
霜月
shimotsuki
(=il mese del gelo)
Dicembre十二月
juunigatsu (=mese 12)
師走
shiwasu
(=il mese dei maestri che corrono?)
I mesi del calendario tra storia e modernità

Possiamo dedurre che i nomi venivano spesso assegnati seguendo il ciclo della natura e delle stagioni, anche se notiamo alcune particolarità, che ora vediamo nel prossimo paragrafo.

I nomi dei mesi tradizionali

– GIUGNO: il “mese dell’acqua”

Il mese dell’acqua si riferisce alla necessità delle piantagioni di riso di essere inondate da grandi quantità d’acqua. Potrebbe suonare particolare il fatto che venga tradotto come “mese dell’acqua” e non “mese senza”, in quanto l’ideogramma 無 è solitamente usato per definire una “mancanza”. In questo caso, però, è utilizzato per il puro valore fonologico di “na” ed è quindi una particella possessiva (si veda qui per approfondire come sia nata la lingua giapponese).

– LUGLIO: il “mese delle lettere”

Lettere che vanno intese in senso ampio: “libri, cultura, letteratura”. Tale significato potrebbe derivare dal fatto che l’umidità e la calura di quel periodo impediscono qualsiasi attività esterna: Luglio diviene quindi il tempo da dedicare a libri e studi. Si pensa però che possa essere un’abbreviazione di hofumizuki (穂文月), che sembra significhi “il mese in cui il riso si ingrandisce”.

-OTTOBRE: il “mese senza divinità”

Probabilmente anche qui l’ideogramma 無 è utilizzato per il solo valore fonologico. Comune interpretazione, però, è che questo significato sia mutuato dalla tradizione shinto, che vuole che nel mese di Ottobre tutte le divinità lascino i loro santuari e si radunino al Santuario di Izumo (luogo importante sin dalla nascita del Giappone). Per questo motivo, solo a Izumo il mese di Ottobre era il Kamiarizuki (神在月), ovvero il “mese in cui le divinità sono presenti”).

– DICEMBRE: il “mese dei maestri che corrono”

Il mese di Dicembre (shiwasu) è tradotto da un’espressione un po’ singolare: “i maestri che corrono”. I maestri potevano essere gli insegnanti, ma anche i monaci, e il fatto che corrano a Dicembre può significare che sono indaffarati nei preparativi per l’anno nuovo. Secondo altre teorie, shiwasu veniva invece pronunciato shihasu, dove hasu (果す) ha il significato di “terminare”. Questo potrebbe voler significare il termine dell’anno ma anche il termine del periodo di lavoro o anche, alcuni dicono, il termine dell’inverno più rigido.


I nomi dei giorni della settimana

Attualmente i nomi dei giorni della settimana riflettono parzialmente i nostri.

Furono introdotti insieme al calendario buddhista intorno al IX secolo, ma tale sistema non venne effettivamente utilizzato fino al 1876.

Come si può osservare, essi sono collegati ai cinque elementi della cultura cinese classica (fuoco, acqua, legno, metallo, terra), nonché alla luna e al sole (yin e yang).

Giorni della settimana
in italiano
Giorni della settimana
in giapponese
Significato
Lunedì月曜日
getsuyoubi
Giorno della Luna
Martedì火曜日
kayoubi
Giorno del Fuoco
Mercoledì水曜日
suiyoubi
Giorno dell’Acqua
Giovedì木曜日
mokuyoubi
Giorno del Legno/Alberi
Venerdì金曜日
kinyoubi
Giorno del Metallo/Oro
Sabato土曜日
doyoubi
Giorno della Terra
Domenica日曜日
nichiyoubi
Giorno del Sole
I giorni della settimana in giapponese moderno

Non è però finita qui… Avete mai sentito parlare dei giorni Rokuyō?

I giorni Rokuyō

I giorni Rokuyō (六曜) sono formati da una serie di sei giorni che predice se un determinato giorno porti “sfortuna” o “fortuna”. Si basano sull’antico calendario lunisolare.

Vengono spesso utilizzati per scegliere il giorno più giusto per celebrare matrimoni o funerali, ma non vengono più considerati molto nella vita di tutti i giorni.

Nome del giornoLetturaSignificato
先勝SenshōFortuna il mattino ma non il pomeriggio.
友引TomobikiTomo=amico; biki=tirare, trascinare.
Per questo motivo, sono da evitare i funerali ma non i matrimoni.
先負SenbuFortuna il pomeriggio ma non il mattino.
仏滅ButsumetsuIl giorno più sfortunato (simboleggia la morte di Buddha).
大安TaianIl giorno più fortunato.
赤口ShakkōFortuna dalle 11 del mattino all’1 del pomeriggio, ma non nel resto del tempo.
I giorni Rokuyō

Come vengono distribuiti?

Il primo giorno del mese (sempre del calendario lunisolare!) è un giorno Senshō. Il secondo un tomobiki, il terzo un senbu. Si va in ordine fino alla fine del mese.

Il primo giorno del secondo mese inizierà invece da tomobiki, il primo del terzo mese da senbu, e così via. Dal settimo mese si ricomincia daccapo.

Questo sistema divenne popolare solo in tempi piuttosto recenti, sul finire del periodo Edo (1868, restaurazione Meiji).


A questo link, puoi scoprire se il giorno in cui sei nato è un giorno fortunato o sfortunato
(o qualsiasi altra data tu voglia, purché sia compresa nell’ultimo secolo).
Io ho scoperto che sono nata in un giorno Butsumetsu ma magari tu hai, neanche a dirlo, più fortuna!


Infine, una curiosità sui mesi giapponesi

Come abbiamo detto nel corso dell’articolo, i giorni Rokuyō sono quasi del tutto caduti in disuso…

Per quanto riguarda i mesi, anche qui i nomi tradizionali sono spesso solo un ricordo, anche se non è così insolito riscontrare la sopravvivenza di certe espressioni nel parlato odierno.

Bellissima, per esempio, è satsukibare, (scritto 五月晴れ o 皐月晴れ), che significa “giorno sereno di Maggio”.


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FONTI:

IMMAGINI:

  1. Jokyo-reki published in 1729. Exhibit in the National Museum of Nature and Science, Tokyo, Japan. Momotarou2012, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.

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